Restiamo Umani è un viaggio teatrale dentro le ferite del nostro tempo e, insieme, una domanda rivolta allo spettatore: che cosa significa conservare la propria umanità quando la storia, la guerra, la paura e l’indifferenza sembrano spingerci nella direzione opposta? Lo spettacolo attraversa epoche e luoghi diversi, senza costruire una cronaca lineare, ma componendo una successione di quadri, testimonianze, immagini, frammenti di memoria e improvvise aperture poetiche.
Al centro della scena ci sono due attori chiamati continuamente a trasformarsi: vittime e carnefici, giudici e imputati, testimoni e sopravvissuti, uomini comuni travolti da eventi più grandi di loro. Il corpo, la parola, il movimento, l’ironia amara e l’uso essenziale degli oggetti scenici costruiscono un teatro che non vuole ricostruire realisticamente la Storia, ma evocarla, interrogarla e metterla in relazione con il presente.
Dalla Shoah e dal processo di Norimberga alle guerre che hanno attraversato l’Europa e il Mediterraneo, dalle nuove forme di violenza e di sopraffazione alle migrazioni, da Cutro alla Palestina, fino alle esperienze di accoglienza e resistenza civile, lo spettacolo mette in scena un’umanità continuamente sospesa tra la possibilità della barbarie e quella della solidarietà. Il filo spinato, presenza visiva ricorrente, diventa così il segno di tutti i confini: quelli geografici, politici e militari, ma anche quelli interiori che separano l’uomo dall’altro uomo.
Restiamo Umani non cerca risposte consolatorie e non pretende di impartire lezioni. Mette piuttosto lo spettatore davanti a contraddizioni, responsabilità e domande. Anche l’ironia, talvolta feroce, diventa uno strumento per smascherare il linguaggio del potere, la retorica della guerra e le giustificazioni con cui, nel corso della storia, la violenza è stata trasformata in necessità, ordine, sicurezza o perfino civiltà.
Nel progressivo accumularsi delle immagini, tuttavia, resta aperta una possibilità: scegliere di non voltarsi dall’altra parte. Restare umani significa riconoscere nell’altro una vita che ci riguarda, opporre alla logica del nemico la responsabilità, alla paura l’ascolto, alla disumanizzazione la memoria. Non un gesto eroico, dunque, ma una pratica quotidiana e fragile, da ricominciare ogni volta.
Lo spettacolo si rivolge in particolare alle nuove generazioni, non per consegnare loro una memoria immobile, ma per mettere il passato in relazione con ciò che accade oggi. Perché la Storia non è soltanto ciò che è stato: è anche ciò che, di fronte alle ingiustizie del presente, decidiamo di vedere, di dire e di fare.
Lindo Nudo