ars longa vita brevis

scritto, diretto e interpretato da Alessandro Castriota Scanderbeg


responsabile tecnico Jacopo Andrea Caruso
Assistente di palcoscenico Yonereidy Bejerano Jane
direzione di produzione Lindo Nudo

produzione Teatro Rossosimona 

Il monologo viene proposto trasmettendo l’idea della precarietà del lavoro dell’artista nelle sue varie sfaccettature, da quella della preparazione didattica per giungere ad una maturazione tecnica e professionale atta ad introdurlo nel mondo dello spettacolo, a quella della proposizione della propria figura all’interno del labirinto della sua stessa attuazione lavorativa. Il soggetto vive l’ansia della ricerca del lavoro aspettando una chiamata da un famoso regista di turno, a cui si era proposto inviando la propria candidatura per un personaggio che il soggetto ritiene combaciante con le proprie caratteristiche, attraverso varie telefonate con la segreteria di produzione che diventano a volte surreali, bislacche, a volte drammatiche, a volte inesistenti, in un chiaroscuro tragicomico. Anche il colloquio con un produttore esecutivo di una casa discografica rivela l’inadeguatezza del soggetto, agganciato alle forme musicali ed alla ricerca di contenuti originali, che ha approfondito dopo anni e anni di studio, che non rispondono più alle esigenze commerciali di una industria discografica che richiede la massima ‘semplificazione’ dell’atto creativo, ipocritamente tradotta dai suoi rappresentanti in ‘semplicità’, che in realtà nasconde l’asservimento ad un circuito dove i produttori cercano la facile vendita e l’accaparramento, a discapito della concorrenza, dell’ingenuo e ignaro, e sempre più ignorante, ascoltatore. Le motivazioni e le giustificazioni critiche del soggetto che cerca di convincere il produttore esecutivo con l’ausilio anche di un pianoforte spiattellando la propria visione musicale creativa e interpretativa, si rivelano poco efficaci al confronto col granitico e opportunistico modo di vedere dell’altro in una sempre più improbabile collaborazione attuativa e lavorativa. Con il sopraggiungere della pandemia del Covid drammaticamente la posizione del soggetto si riscopre ancora più fragile, senza possibilità di realizzazione e senza sostegno economico, con la conseguente totale alienazione e assenza dall’esistenza, per riscoprire, nel letargo sul suo immancabile letto sfatto, che l’essenza della vita sta nell’amore. 

repliche

10-11 settembre 2021, Palacultura, Rende (CS)

 

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